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Attesa e meraviglia. Petra.

È inutile nasconderlo: quando si attende con trepidazione qualcosa, l’augurio è sempre che in qualche modo si riveli speciale, una Meraviglia, talmente bella ed unica da lasciarci a bocca aperta.

Può essere uno spettacolo della natura, oppure dell’ingegno umano. Ma ti deve stupire.

E quando il meglio dell’opera umana e naturale si fondono insieme, allora, almeno per me, si raggiunge l’apice della Bellezza.
E Petra è forse uno degli esempi più alti di questo connubio.

L’ Attesa.

Nel mio caso era iniziata mesi prima, quando avevo deciso di aggiungere un’appendice in Giordania al viaggio che avremmo fatto l’agosto successivo. Già ricco ed affascinante di suo, perché prevedeva alcuni giorni ad Istanbul ed un paio di settimane in Siria.

Ma non potevamo arrivare fin lì e non fare un salto a Petra! Quando ci sarebbe capitato di nuovo?

Era da tempo nei miei sogni, una di quelle meraviglie del mondo che, almeno una volta nella vita, vanno viste.

E così, decidemmo di allungare il nostro giro fin giù, nel deserto giordano.

Non sono una che prepara il viaggio in maniera maniacale. Leggo, sì, prima di partire, ma lo stretto indispensabile per sapere cosa andrò a vedere.
Perché preferisco crearmi la mia personale idea del posto che visiterò, lasciando spazio agli imprevisti, alla sorpresa, alle sensazioni che mi trasmettono i luoghi, senza mediazioni e sovrastrutture.

Ed anche quella volta feci così.
Ma avevo visto talmente tanti reportages e foto di Petra in precedenza (non ultimo il film di Indiana Jones che lì era ambientato), che almeno un’idea nella mia testa era ben chiara: avrei visto un luogo meraviglioso!

Era un agosto particolarmente torrido in tutto il Medioriente. Ed era anche il mese di Ramadan, a complicare ulteriormente la faccenda.
Il nostro era stato un viaggio intenso ed interessante, fino a quel momento, diviso tra l’opulenza di Istanbul e la bellezza quasi austera delle città Siriane.
Ed ora ci aspettava questa perla, circondata da deserto e montagne.

Arrivammo a Wadi Musa (la cittadina da cui si accede al sito archeologico) abbastanza presto nel pomeriggio, prendemmo alloggio in un ottimo ostello (Cleopetra, per chi fosse interessato) e ci dirigemmo alla volta di un sito più piccolo (e gratuito) ma decisamente piacevole.

Piccola Petra.

Scoperta parecchi anni dopo il sito maggiore, per lungo tempo è stata considerata parte di esso. Ma sembra fosse invece una cittadina a sè stante, in cui venivano ospitati i mercanti di passaggio in quelle zone.

Sarà che la visitammo nelle ultime ore della giornata, fino a goderci uno splendido tramonto sulla valle. O forse perché, non essendoci altri turisti, il sito era tutto per noi, ma Piccola Petra ci piacque tantissimo!

E ce la godemmo col nostro passo, arrampicandoci sui piccoli dislivelli, attraversando il canyon, con lo stupore negli occhi e quell’entusiasmo un po’ impaziente per ciò che avremmo visto il giorno dopo.

Insomma, se andate da quelle parti, mettete in conto qualche ora per Piccola Petra, perché è un degnissimo “antipasto” della meraviglia che vedrete in seguito.

Petra.

Sapevo che la mia attesa era ormai giunta alla fine, e la cosa mi rendeva particolarmente impaziente.

Dato il caldo e l’ampiezza del sito, decidemmo di entrare abbastanza presto (per le 8.00 eravamo dentro) e dividere la visita in due giorni.

Perché ce la volevamo godere al meglio, senza correre, e con i ritmi blandi che i 45°-48° previsti per le ore più calde ci richiedevano.

Ma restava un ultimo sforzo prima di entrare nella “città rosa”, percorrere un canyon di circa 1 km e mezzo, denominato Syq, che in passato era l’unica via di accesso alla città.

Un percorso bellissimo che si snoda fra alte pareti di roccia calcarea, modellate da antichi fiumi e dal vento, e con tante sfumature di rosso che sembrano onde.

La Meraviglia.

Stupendo ed interminabile il Syq.
Quasi un percorso iniziatico, da contemplare in silenzio.
Cosa ovviamente impossibile se nei pressi si trova una comitiva di cinesi chiassosissimi…😒

Ma poi, dietro quell’ultima curva, eccola finalmente la Meraviglia, ancora più entusiasmante di come mi aspettassi!

Perché film, foto ed immagini non basteranno mai a prepararvi realmente.

Il Tesoro, il primo monumento che si incontra entrando a Petra, è una visione travolgente, da lasciare senza fiato.
Le sue linee morbide ma decise, scolpite da mani sapienti in una roccia malleabile e dai colori unici.

Petra ci accoglie così.
Ripagandoci per gli sforzi fatti per raggiungerla e ancor più per quelli che faremo (e saranno tanti) nel visitarla.

Ne contemplammo a lungo, a bocca aperta, le colonne, le architravi, i capitelli…consci di essere in un luogo magico.
Ed il Tesoro ne era solo la stupenda porta d’ingresso.

Un po’ di storia.

Petra è stata portata al suo massimo splendore dai Nabatei, un popolo nomade che percorreva le rotte mediorientali.
Ed in questo luogo, circondato dal deserto ma ricco d’acqua, decisero di fermarsi, intorno al VI sec. A.C .
Era un luogo strategico, sulle rotte delle grandi carovane dirette in Palestina e in Siria, a Damasco. Ed i mercanti resero Petra ricca e prospera per secoli.

E quando fu conquistata (in maniera incruenta), i Romani ne fecero la capitale della provincia.

Purtroppo però, quando le rotte carovaniere cambiarono, Petra perse man mano la sua importanza, fino a svuotarsi gradualmente.
Divenne così una “città fantasma”, la cui bellezza fu per fortuna preservata dalla difficoltà di accesso ai luoghi. E per lungo tempo fu il segreto meglio conservato dei beduini della zona.

Fino al 1812, quando il primo esploratore europeo, Johann Ludwig Burckhardt, riuscì ad entrare in questa città mitologica, di cui molti avevano sentito parlare ma che nessuno aveva ancora visto, e ne rimase totalmente affascinato.

Proprio come noi ed i tanti turisti che la visitano ogni anno.

Il sito.

Non è un percorso facile, quello di Petra, in particolare con 45° all’ombra. E soprattutto se si ha davvero voglia di esplorarla il più possibile.

Il sito è composto da una strada principale (Main Trail) che parte dal Tesoro e si snoda per circa 8 km, fino ai piedi del Monastero, a cui si accede tramite un sentiero in salita, che dura circa 1 oretta (a cui noi ci dedicammo nel secondo giorno di visita).

Lungo il percorso, si “affacciano” poi, su entrambi i lati, una serie di case ed anche le cosiddette Tombe Nabatee, in cui erano sepolti i Re ed i dignitari della città.

La cosa piuttosto singolare è che di questi bellissimi monumenti, l’unica cosa scolpita e ben curata è proprio la facciata! Oltre la quale, si aprono solo ampie stanze spoglie.
E questo vale anche per il Tesoro (che noi all’epoca riuscimmo a vedere dall’interno e che ora, da quello che so, è interdetto) e per il Monastero, che probabilmente avevano entrambi la funzione di templi.

Lungo la strada principale, inoltre, sono disseminate le rovine di epoca romana, con archi, colonne e soprattutto l’Anfiteatro. Quest’ultimo fu scavato nella roccia dai Nabatei ma venne ampliato in seguito dai Romani, che ne portarono la capienza a circa 8000 posti!


Ed è bellissimo vedere come vestigia di epoche e civiltà diverse arrivino a fondersi così bene da rendere questa città assolutamente unica al mondo!

Ma il sito archeologico di Petra non si riduce alla pur bellissima strada centrale.
Disseminati tra le montagne circostanti, numerosi sono i sentieri che si diramano. Alcuni accessibili, altri sicuramente più impegnativi. L’Altare del Sacrificio e il Monte di Aronne, solo per citarne un paio tra quelli che noi stessi percorremmo.

Ma ve ne parlerò in seguito, perché qui mi sono voluta soffermare soprattutto sulle emozioni provate quei giorni, sulla bellezza dei colori, sulla leggerezza con cui, nonostante la calura, riuscimmo ad affrontare questi ardui percorsi.

Perché l’entusiasmo è più forte anche della fatica e del caldo.

I Beduini.

E quando questi si facevano davvero troppo intensi, ne approfittavamo per riposarci in uno dei tanti punti di ristoro gestiti da Beduini, ascoltando le loro storie e sorseggiando una bibita fresca (perché in territorio Beduino, il Ramadan non è rispettato, non essendo Musulmani).

Popolo fiero ed ospitale, i Beduini sono i veri custodi di Petra ed alcuni di loro abitano addirittura all’interno del sito!
E, conoscendo benissimo queste montagne, sono anche le guide ideali per chi volesse avventurarsi in alcuni dei trekking più impegnativi.

Noi ne abbiamo incontrati tanti, nei nostri saliscendi per i sentieri delle montagne di Petra. Da soli o in compagnia di fide caprette, imbattibili scalatrici!

Oppure, soprattutto davanti al Tesoro, insieme a cammelli, o anche a poveri asini, purtroppo costretti a trasportare i turisti su e giù per sentieri impervi e sconnessi.


Ma se potete, non usateli ! È tanto più bello farcela da soli senza gravare letteralmente sulle spalle di questi poveri animali! 🙂

Insomma, due giorni interi a Petra sono necessari ma, purtroppo, non sufficienti per girarla interamente.
Perché Petra è grande, spettacolare, sorprendente.
Riesce sempre a stupirti, dopo ogni curva, ad ogni passo o gradino.

E percorrendo a ritroso la strada principale, lasciandoci alle spalle le Tombe, il Tesoro e, da ultimo, il Syq, non potevamo non pensare a quanto eravamo fortunati ad aver visto tutta questa bellezza. Ad essere lì, in quel preciso momento, nonostante il caldo e la fatica.

Perché davvero Petra è una Meraviglia, e va contemplata con calma, senza fretta, e soprattutto col proprio passo.
Gustandosi ogni piccolo dettaglio e sfumatura.
Ed alla fine, inevitabilmente, ti lascerà un segno. Indelebile.