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Nella Medina di Fez.

La seconda tappa del nostro viaggio tra le città marocchine ci porta a Fez, detta “la Bleue” dal tipico colore delle ceramiche per cui è famosa.
L’antica Capitale, quella che avevo amato di più nei miei viaggi precedenti.

Perché Fez racchiudeva nelle sue mura tutto quello che avevo immaginato del Marocco: una Medina spettacolare, intricatissima ed affollata, costellata di Moschee, piazzette, fontane maiolicate, terrazze nascoste da cui osservare la gente operosa e frenetica.

Un posto ancora autentico, molto più di Marrakech, famosissima e, forse per questo, anche molto più commerciale.

Un luogo fuori dal tempo, in cui la vita scorre sempre uguale, vociante ed operosa, fin dal medioevo. Gli asini unico “mezzo di trasporto” ammesso, cosa anche questa che mi rimandava a tempi passati, ad un società ancora arcaica, legata a valori saldissimi ed immutabili.

La voce dei Muezzin che risuona per le strade, quasi a scandire i tempi di giornate passate tra chiacchiere, lavoro e preghiere.


I tè alla menta, i ritmi lenti ed insieme frenetici, i vicoli strettissimi, i passaggi segreti e le scorciatoie per andare da una parte all’altra della Medina.


E tanti piccoli particolari che solo un occhio attento ed esperto riesce a notare.

E poi le concerie, le più famose del Marocco, anch’esse un viaggio nel medioevo. Operai che lavorano ancora oggi in condizioni igieniche e di sicurezza pessime, immersi in vasche multicolori, a contatto con calce e fissanti di ogni genere (tutti naturali, ci tengono a precisare!)che distruggono la pelle. Mentre le narici sono bruciate dai miasmi e dalle esalazioni provenienti dalle vasche.


Una vita durissima, ma fieramente tramandata da padre in figlio, con grande orgoglio.

Ai turisti vengono offerte foglie di menta, per attenuare, col loro profumo quella che tranquillamente potremmo definire puzza! Ma diciamo che servono più a far scena che ad altro.

Queste alcune delle istantanee, i fermo immagine di quei viaggi e di un posto per me magico, anche se “duro”.

Ma solo all’esterno.

Perché, se si va oltre le strade polverose, a volte sporche e disordinate, se si getta uno sguardo oltre le mille porte che costellano i vicoli, le case tradizionali ci accolgono in ambienti curatissimi e spesso sfarzosi.

Maioliche, chiostri interni con divani, tavolini, piante…e le stanze, altrettanto curate che si aprono tutte intorno, spesso su più piani.

Le case più belle sono diventate alloggi di classe, dei Riad favolosi in cui gli ospiti sono coccolati durante tutto il soggiorno, proprio come prevede la famosa ospitalità marocchina.

Certo, non sono proprio per tutte le tasche, ma se ne trovano di vari prezzi.
E poi, almeno una notte in un riad è assolutamente d’obbligo!

Insomma, come avrete capito, la Medina di Fes (Fez El-Bali) per me è sempre stata LA Medina, la più bella ed autentica, il metro di paragone per tutte le altre Medine del mondo Arabo. E sì che ne ho viste parecchie nel tempo…

Ma dopo 10 anni, cosa aspettarsi? Il vento di rinnovamento del Marocco sarà arrivato anche qui?

Non c’è dubbio, purtroppo, o per fortuna, a seconda dei punti di vista…

Tutto ciò che di decadente, diroccato e sporco ricordavo è stato sostituito.

Le porte delle botteghe tutte nuove ed uguali, pavimentazione migliorata, pochi asini in giro, tanti ristorantini turistici che propongono soprattutto piatti occidentali (anche spaghetti…): insomma, il bello ed insieme il brutto del turismo.


È l’annosa questione del perdere un po’ di fascino ed autenticità per ottenere una migliore fruizione dei luoghi, anche a vantaggio di chi ci abita.

Al di là di tutto, però, la Medina di Fes resta sempre la più affascinante.

Se si riesce a superare l’impatto dei tanti gruppi turistici seduti a mangiare pasta, e si sceglie di inoltrarsi nel dedalo dei più di 20 km di vicoli patrimonio Unesco, sicuramente si riescono ancora a trovare angoli isolati, poco battuti.

Se vi va, affidatevi a qualcuno dei tantissimi ragazzini che per pochi spiccioli (ma mettete bene le cose in chiaro dall’inizio) si proporranno di portarvi in giro per la Medina e vi racconteranno aneddoti e curiosità che non troverete sulle guide.

Altrimenti…buttatevi! Girate senza meta, esplorate ogni angolo, anche i più bui e remoti, perdetevi nei vicoli, raggiungete le tante piazze e Moschee che costellano la Medina.

Visitate i negozi di ceramiche (vero vanto dell’artigianato marocchino), o i laboratori di artigiani che lavorano ogni tipo di materiale, dal ferro al cuoio, ai tappeti, con le stesse tecniche e maestria di una volta.

Ma contrattate, sempre e comunque, prendetevi il tempo di gustare un thè alla menta, che sicuramente vi vorranno offrire, e buttatevi nel turbinio di prezzi (che all’inizio saranno altissimi), gesti rituali e finte sorprese, fino ad arrivare al “giusto prezzo” di cui parlava Maometto.

Che, attenzione, non è il più basso possibile, ma quello che soddisfa entrambi i contraenti.

Assaggiate poi lo street food: frittelle calde, salate e dolci, pane di tutti i tipi, dolcetti, frutta secca, succhi di arancia, melograno. Snack deliziosi e ritempranti, i break ideali per riprendere un po’ le forze dopo tutto questo girovagare tra i vicoli.

Uscendo dalle mura e dalla Porta Blu, godetevi un giro nella parte più nuova della Medina (Fez El-jdid), che si estende tra il quartiere Ebraico (la Mellah) e il Palazzo Reale.

Sicuramente interessante,coi suoi giardini,le piazze, le piccole botteghe…

Insomma, superate lo scoglio del “troppo turistico” e godetevi la vera Fes.

E vi renderete conto che ancora ne vale la pena.

E poi, tutto intorno, al di là del Palazzo Reale, si estende la vivace città nuova, con locali, hotel e negozi di brand occidentali, splendidi appartamenti, supermercati francesi…
Insomma, il Marocco oggi è anche questo.

E noi nostalgici dobbiamo farcene una ragione.